Lo sport per i bambini è una componente importante dello sviluppo, tuttavia alla pratica sportiva è necessario associare anche un’adeguata educazione all’errore
Sport e bambini è oggi un binomio forte visto che molti sono avviati durante l’età evolutiva alla pratica di una disciplina sportiva individuale o di gruppo.
L’attività fisica ha una grande importanza nel corretto sviluppo fisico e psichico dei bimbi, tuttavia la pratica di una disciplina sportiva non può mai prescindere da un preciso percorso educativo, che tenga innanzitutto conto delle caratteristiche e della personalità di ogni piccolo atleta.
Partendo dalla fondamentale premessa che i bambini non sono degli “adulti in miniatura”, bisogna comprendere nell’apprendimento e nella pratica di uno sport anche un attento processo di formazione che abbia come centro le caratteristiche e la personalità di bambini e ragazzi.
Questo significa non soltanto commisurare l’allenamento alla struttura fisica dei bimbi ma anche considerare l’aspetto psicologico, approntando un percorso che tenda alla corretta formazione fisica e mentale dei piccoli e alla valorizzazione delle loro qualità personali.
Lo sport per i bambini deve essere infatti essenzialmente un gioco, per questo nell’insegnare una disciplina sportiva si dovrebbe anche educare bimbi e ragazzi all’accettazione dell’errore e dalla “non perfezione”.
Questo è un aspetto fondamentale di ogni sport, e in generale di ogni attività didattica, perché ammettere l’errore significa insegnare ai bambini a sbagliare senza paure, a crescere e a migliorare partendo innanzitutto dalle proprie esperienze personali.

Sport e bambini: imparare a sbagliare
L’aspetto agonistico non dovrebbe mai essere per i bambini la componente fondamentale per praticare uno sport e questo perché spesso, specialmente in età evolutiva, un eccesso di aspettative può tradursi in una fonte di stress per i bimbi.
Inoltre, marcare la componente agonistica o competitiva significa escludere dal percorso formativo sportivo la presenza dell’errore, sottoponendo i bimbi alla pressione di dover raggiungere determinati standard e modelli in molti casi irraggiungibili.
Il tutto senza contare che, quando è l’agonismo a prevalere, si privano i bambini di tutti quegli elementi che li spingono alla pratica “genuina” di una disciplina sportiva, come la socializzazione e la scoperta di sé, in un ambiente che deve essere quanto più accogliente possibile.
Questo significa che fare sport per i bambini non deve tradursi semplicemente nell’addestramento a una disciplina ma deve insegnare, specialmente ai più piccoli, a scoprire e sviluppare le proprie capacità, così da poter raggiungere dei traguardi adeguati alle proprie specifiche possibilità.
Tutto questo può e deve avvenire anche tramite l’accettazione dell’errore nel processo di apprendimento perché è proprio sbagliando che si impara, che si cresce, che si migliora.
Impostare in tal senso la pratica sportiva significa, inoltre, mantenere sempre vivo l’interesse e la motivazione dei giovani atleti che, attraverso gli errori, scoprono e imparano a usare il proprio talento.
E’ quindi fondamentale contemplare l’errore nel processo di apprendimento e questo perché si dà la possibilità a bambini e ragazzi di esplorare sé stessi, di scoprire la propria originalità rafforzando al contempo l’autostima e la fiducia personale.
Pretendere di eliminare l’errore dalla pratica sportiva significa impostare un percorso scorretto e diseducativo che mortifica la motivazione e la scoperta di sé, due elementi fondamentali per la pratica di qualunque sport.
Lo sport è un potente strumento formativo a tutto tondo per questo l’educazione sportiva deve orientarsi verso la soddisfazione delle motivazioni individuali, l’accettazione dell’errore e l’esaltazione delle caratteristiche personali, senza imporre modelli pre-confezionatiche non tengono assolutamente conto delle caratteristiche dei singoli atleti e delle loro personalità.
